Paura di Volare

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Se dovessimo immaginare un titolo di un film alla sinistra degli ultimi quindici anni dovremmo pensare a “paura di volare”. Nessun riferimento al celebre romanzo del 1973 che tanto è stato importante per una generazione di donne in cerca di emancipazione ma la paura di prendere in mano il futuro di un paese.

Ci troviamo di fronte ad una situazione nuova che vede in molti paesi europei fenomeni importanti quali Syriza, Podemos, la sinistra portoghese esterna ai socialisti, i laburisti inglesi e, in USA, il fenomeno Sanders. Qualche anno fa ci fu molto stupore nella stampa quando uscì la notizia che tra gli autori più letti nelle università USA c’era Gramsci, oggi ne vediamo i frutti. Questa è una sinistra in grado di convincere e di vincere, che riprende i valori fondanti del definirsi sinistra sapendoli rinnovare, direi meglio “innestare” questi valori con una economia capitalista.

In Italia il “ventennio berlusconista” è stato costellato da sconfitte, anzitutto sconfitte culturali. La sinistra si è così via via trasformata in capacità di amministrare e governare. Il confronto con la destra è stato sempre meno ideale e politico e sempre più amministrativo, tecnico.

Governare meglio della destra, fare meglio quello che la destra non era in grado di fare perché corrotta o coperta di scandali.

A questo si è associata una sindrome della sconfitta che ha determinato l’imprinting pavloviano alla attuale sinistra di governo. Come quando da bambini ci siamo bruciati toccando una pentola sul fuoco e non osiamo più avvicinarci ai fornelli. Se la sinistra non si rimette a toccare le pentole fino ad imparare a maneggiarle, non sarà in grado di cucinare nulla. Sarà costretta a fare la domestica di un cuoco neoliberista che invece da anni produce cibo immangiabile.

Cosa altro è Renzi se non la paura di rischiare di portare avanti valori e politiche di sinistra, si è scelta la strada di fare meglio il berlusconi di berlusconi. Simpatico, comunicativo, sorridente, neoliberista adatto alle famiglie, cattolico. Ancora una volta al rischio di perdere si è preferito vincere. Ma vincere per fare cosa??

Questa sindrome pavloviana la vediamo prima delle competizioni elettorali dove ormai l’unico collante vero della sinistra di governo è contrastare la destra, batterla. Chi non si schiera è un “crumiro”, un nemico, servo della destra. Non importa con chi ci si allea, quali clientele devono essere messe in campo, quali programmi vengono portati avanti.

E la politica si trasforma in tecnica, l’intero apparato della politica diventa esperto di amministrazione e di governo. I discorsi dei politici non sono più legati a dove e a come portare la società, a quale modello di mondo vogliamo. I discorsi della politica diventano una disanima di d.p.r., delle delibere, delle determine, dei parametri europei, delle compatibilità economiche, “dove troviamo i soldi”, etc. etc.

Eppure i cittadini continuano a preferire un “berlusconi” che parla del Paese, che vende promesse, a grigi tecnici preferisce la politica, anche se questa è inganno.

E allora anzitutto la sinistra deve superare questa paura di volare, di immaginarsi leader del Paese, paura di parlare di uguaglianza, di immaginare regole diverse per il progresso, di porre la questione ecologica.

La paura di volare la vediamo già nella costruzione di questa nuova aggregazione della sinistra, quando nelle città il tema delle amministrative diventa quello di andare insieme al PD per non lasciare le città in mano ala destra o ai m5s. Ma tutti sappiamo bene che molte di queste esperienze hanno avuto dentro molti problemi, contraddizioni profonde che vanno dal voto sul registro delle unioni civili, alle privatizzazioni dei servizi, alla privatizzazione dell’acqua, alla cementificazione più o meno selvaggia e così via. E’ forse questa la natura della sinistra??

E i politici che si selezionano nella tecnica dell’amministrazione diventano sempre più dei funzonari, dei tecnici. Abdicano alla loro natura di agenti del cambiamento e del rinnovamento per diventare garanti dell’esistente, manutentori dell’amministrazione.

Una classe politica di questa natura non può guidare la società verso nulla, può rallentare la sua decadenza. E questo è avvenuto in Italia in questi anni. La sinistra al governo ha rallentato la decadenza ma non ha invertito la rotta.

Su quali ali può volare la sinistra??

Un’altra considerazione che dobbiamo farci è quella di capire se abbiamo le ali per volare. Se esiste il vento adatto per poterle utilizzare al meglio.

Le ali della sinistra sono le sue idee e la sua organizzazione.

Ci troviamo in una democrazia debole, sempre più impregnata di autoritarismo. Una ideologia integralista economico-politica quale il neoliberismo è profondamente autoritaria. In tutto il mondo gli spazi di democrazia si sono ridotti, i sistemi elettorali sono diventati sempre più maggioritari, le grandi masse degli esclusi sono usciti dal circuito del voto e della partecipazione politica e spesso sono allontanate da quello dell’istruzione e delle condizioni decenti di vita.

La pressione economica neoliberista ha colpito la classe media più di ogni altra, ha portato alla sua “rottura”. Per molti anni questa frattura è stata nascosta dai prestiti e dai mutui facili, molti si sono indebitati come se avessero lavori e condizioni economiche buone e invece non era più così. Il benessere era stato eroso da un modello economico che da una parte accumula enormi ricchezze (spesso esentasse) e dall’altra porta la progressiva povertà strati sempre più larghi di persone. L’accentramento di enormi risorse in poche mani genera una scarsità che pone grandi masse di persone nella necessità.

Il progresso tecnologico che si dimostra in grado di offrire nuove potenzialità in termini di consumo energetico, riduzione del lavoro umano, potenzialità di generare benessere viene invece plasmato per generare scarsità. La scarsità è sempre più il risultato di una appropriazione e non della mancanza di risorse, soprattutto dal punto di vista del sapere.

I segnali dal futuro ci parlano di una società nella quale le macchine ci consentiranno di lavorare molto meno e di concentrarsi in un lavoro creativo per meno ore, ci consentiranno di comunicare sempre meglio, di risparmiare energia e di vivere in una società più ecologica. I nemici di questo futuro sono quelli che vivono di rendita e sfruttamento, che trasformano ogni opportunità positiva in uno strumento di dominio e di ricchezza.

Ciò che sta accadendo è quello che la sinistra dice dalla fine degli anni ’70 per contrastare il tacherismo e il reaganismo. Oggi anziché ribadire con voce grossa e con i numeri che aveva ragione ed è stata in grado di prevede meglio e più di altri la situazione, spesso una parte di essa si trova dall’altra parte a fare il gendarme. Il gendarme come fa il PSE, strutturalmente alleato dei Popolari e complice delle loro politiche.

A questo deficit di democrazia e di uguaglianza non si può non rispondere con maggiore democrazia, partecipazione e uguaglianza. Alla spersonalizzazione dei cittadini portata avanti attraverso lo strumento dell’individuo si può rispondere solo con lo spirito del collettivo.

Individuo significa essere solo, in lotta contro gli altri simili per conquistare una posizione o ottenere un beneficio. L’individuo è tuttavia un soggetto artificiale che non esiste in natura, l’essere umano è l’essere sociale per eccellenza. Durante la sua evoluzione ha saputo costruire forme organizzative complesse e diverse e organizzarsi per dar vita ad un progresso tecnologico impensabile


in tutti i milioni di anni precedenti la sua comparsa sulla terra. Gli esseri umani sono Persone, individui che vivono in mutua relazione tra loro formando una società. Il concetto di persona mette al centro la propria singolarità e la propria pluralità. Non è spersonalizzante come lo furono le masse deI primi 70 anni del XX secolo ma non è solo come nei suoi ultimi 30 anni.

E’ dunque necessario che la sinistra si faccia portatrice di modelli organizzativi che mettano al centro la democrazia e la partecipazione, il coinvolgimento delle persone e la loro valorizzazione. Stiamo parlando di qualcosa mai successo prima e di molto complesso ma la sfida è cruciale.

Eppure abbiamo degli esperimenti ben riusciti se pensiamo alle comunità opensource, alle esperienze di mutualità e comunità sparse per il mondo, alle esperienze di governo che hanno visto la partecipazione dei cittadini con forme di discussione e decisione inedite. Oppure a tutte le forme di autoorganizzazione urbana di giovani comunità, spazi sociali, orti urbani, etc.

L’altra questione centrale è la nuova divisione “di classe” che si è venuta a determinare nella società e mina il nostro modo di vivere. Parlo della divisione non più tra ricchi e poveri ma tra “produttori” e “rendita”.

Da una parte i “produttori” che vivono del loro lavoro (sia esso intellettuale o meno) e che sono imprenditori, autonomi, dipendenti, forme più o meno organizzate di produzione di beni di scambio. Persone che si comportano in modo etico nel rapporto con gli altri e che non sfruttano il lavoro altrui. Persone che guadagnano in modo differente in base all’impegno o all’investimento in conoscenza che hanno compiuto. Recenti indagini internazionali dicono che anche i lavoratori più preparati e di valore preferiscono guadagnare meno ma avere servizi e welfare. Nelle più grandi multinazionali di tutto il mondo al fine di trattenere le persone e di non farle licenziare vengono attuati programmi di welfare, sanità aziendale, assicurazioni aggiuntive, benefit di ogni genere. Questa nuova classe di produttori lavora per vivere, viaggia, consuma responsabilmente (o ritiene giusto farlo).

Questa classe di “produttori” esprime il bisogno di un maggiore intervento pubblico e di una maggiore autonomia nelle forme di autoorganizzazione. Un intervento pubblico diretto tutte le volte che è necessario, servizi di welfare universali da una parte e forme nuove di gestione sociale e autoorganizzazione con il supporto della collettività.

Dall’altra parte la classe di chi vive di rendita e speculazione, sfruttamento. Sfruttamento del lavoro, della finanza spericolata, forme di estrazione di capitale attraverso “para-truffe”. Questa classe di persone è l’anima del neoliberismo, vede il mondo come una risorsa nel quale ognuno può e deve trarre massimo profitto, senza regole e senza esclusione di colpi. L’unica libertà garantita è quella individuale fare quello che uno crede basta che non cerchi di modificare le regole imposte dall’ideologia dominante e unica. Questi sono i nostri avversari.

Superata la paura di volare è in grado di farlo??

L’altra parte delle considerazioni che dobbiamo fare sulla sinistra che stiamo costruendo è sulla sua capacità di volare una volta superata la paura. Ovvero la sua capacità di trasformare un desiderio in una azione concreta.

Oggi ci troviamo con una classe dirigente spesso vicina a quella descritta sopra, che guarda volentieri il dito e nemmeno conosce che possa esistere la luna. La sinistra soprattutto è priva di una cultura condivisa e di un solido apparato ideale in grado di presentarsi in modo chiaro ai cittadini.

E’ dunque necessario dare spazio alla politica, riprendere a studiare e discutere. Uno studio che non è accademico ma di laboratorio. Fatto di teoria e applicazione di questa nella pratica. Abbiamo bisogno di far nascere migliaia di laboratori politici organizzati.

E’ necessario riscrivere i canoni con i quali abbiamo fatto politica negli anni passati, dalla lotta per il potere interno e per il posizionamento dobbiamo arrivare alla organizzazione di un soggetto collettivo fatto di persone.

Una parola in più merita la leadership personale, massima espressione di quel negativo modello culturale neoliberista. Con la leadership personale si trasforma una organizzazione collettiva e la si pone sotto la direzione di un capo. Si commette la vera e propria negazione di soggetto collettivo. Il leader individuale non diventa più l’espressione di una organizzazione ma ne assume il potere con la forza di una elezione populista (chiediamo ad individui-consumatori di scegliere tra un candidato e l’altro ma non gli chiediamo di partecipare e discutere cosa è necessario fare e di esprimere i propri delegati in un consiglio). La lotta politica passa dal piano politico-ideale a quello del potere per assumere il comando. LA leadership ha assunto uno stampo profondamente autoritario che si è dimostrato alquanto deleterio.

E’ necessario fare il partito che vogliamo fare, impegnarci ogni giorno nel cambiamento della società impostando un cambiamento nei nostri atteggiamenti e modi di fare politica. Raggiunta la consapevolezza che non abbiamo paura di volare dobbiamo provare a farlo e non aver paura di sperimentare e se necessario cambiare.

Volare significa essere perseveranti, non significa pensare che ai primi tentativi falliti sia fallito il progetto. Questa è una mentalità da perdenti. I vincenti, quelli che cambiano il mondo, sono in grado di vedere il loro momento del successo in ogni tentativo fallito e in ogni prova. Cosa avrebbe dovuto immaginare Nelson Mandela nei suoi decenni di dura prigione se non avesse avuto la fiducia necessaria nel suo successo? Ci manca, ad esempio, questa fiducia se qualcuno non riesce ad immaginare una sinistra vincente che si candida senza il PD. Se Syriza si fosse alleato con i socialisti sarebbe morto con loro, eppure i richiami erano forti contro Alba Dorata e contro la destra. Il coraggio ha premiato.

E’ necessario riconquistare la fiducia, trasmettere la fiducia che stiamo organizzando la sinistra del futuro e che le vecchie cattive abitudini del passato sono superate. La cooptazione fiduciaria, le cordate di potere alla conquista delle poltrone, un politica piegata ad amministrazione, il “partito degli amministratori”.

E’ chiaro che questo processo non potrà compiersi se rimarranno intatti gli equilibri dell’elite attuale. Questo non tanto per incapacità o mancanza di buona fede dei singoli (che non ci è dato sapere) ma perché non si darebbe il necessario segnale inequivocabile di discontinuità. Dobbiamo chiedere a tutti di ripartire e di riproporsi in questa nuova prospettiva, mettersi a disposizione per un nuovo inizio.

Dobbiamo combattere la conservazione e l’autoritarismo in ogni momento del nostro agire e parallelamente scremare tra chi è nel confine valoriale del nuovo soggetto e chi no. Senza paura. L’esperienza dimostra che non sarà la rincorsa del consenso a qualsiasi costo che ci aiuterà ad avere più voti. E’ necessario che il consenso sia costruito sulla base di una costruzione di senso.

Dobbiamo mettere al centro il “lavoro di massa”, quella straordinaria forza del passaparola, quella difficile organizzazione che consente di parlare con le persone, coinvolgerle, farle partecipare. Nella società di internet e dei social network è il lavoro di massa lo strumento migliore per riorganizzare i cittadini. Lo è stato durante le elezioni francesi nelle quali i socialisti hanno vinto, lo è nella campagna di Sanders o in Spagna.

La sinistra è in grado di volare se acquisisce la consapevolezza che ha le carte in regola per guidare il futuro, se si concentra nella politica (perché per amministrare basta un funzionario non serve un partito politico). Se accetta la sfida e si organizza per superarla.



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