art 36 Lavoro

art.36 locandina

Il rispetto del lavoro, la sua centralità è sempre più venuta meno. Ormai assistiamo ad una vera e propria lotta di classe al contrario, ad una sempre più forte “sindacatofobia” che vede nei diritti dei lavoratori l’unico nemico e pericolo per l’economia nazionale.

La “narrazione” degli ultimi trenta anni è stata durissima contro il lavoro. Le condizioni di lavoro sono sempre più peggiorate richiamando la libertà dell’impresa come l’unico sistema per recuperare competitività e crescita. Eppure, proprio la crescita è venuta meno e l’economia è andata sempre più peggiorando. Tutto è peggiorato dalle condizioni di lavoro al welfare, dall’economia alla libertà di espressione nei luoghi di lavoro. Ma malgrado questo i risultati sono stati peggiori di prima.

Basterebbe questo a denunciare quanto è stato ed è ideologico questo attacco a chi lavora e produce in favore di chi vive sulle peggiori condizioni di lavoro degli altri e sulla rendita speculativa e finanziaria. E invece ogni giorno assistiamo a pesanti attacchi.

E’ degli ultimi giorni perfino condannare dei lavoratori che seguendo la legge hanno chiesto di poter fare una assemblea per discutere cosa fare per farsi pagare quanto dovuto di lavoro straordinario dopo circa un anno. E il datore di lavoro è lo Stato. Eppure sono stati condannati come criminali ed è stato adottato un decreto legge di urgenza per limitare il loro diritto di rivendicare quanto gli spettava.

Un lavoro sempre più precario, sottopagato, dove fanno più fatica a trovarlo quelli che hanno una maggiore formazione e preparazione. Condizioni di lavoro che spingono i giovani a fuggire e che sono peggiori di moltissimi paesi OCSE.

Un lavoro pagato a cottimo, gratuito per fare esperienza, sottopagato, schiacciato dietro a condizioni perfino feudali.

Di questo vogliamo discuterne con i nostri relatori, studiosi, economisti e politici. Abbiamo chiesto a sbilanciamoci di presentare il loro “workers act” un pacchetto di misure nato in risposta al “jobs act” con l’idea di offrire una serie di provvedimenti di sinistra che possano aprire realmente il mercato del lavoro e dare una prospettiva di crescita. Crescita che in Europa c’è proprio in quei paesi che trattano il lavoro in modo diametralmente diverso dal nostro.

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