Il Futuro di Giubbe Rosse

la rossa primavera copia

Questi primi mesi di vita di giubbe rosse ci hanno incoraggiato e meravigliato. Siamo partiti con l’idea di cominciare un percorso di ricostruzione di una cultura e pratica della sinistra, un programma ambizioso e che abbiamo pensato fosse utile perseguire.

Ci siamo trovati orfani di un partito o comunque immersi nella contraddizione di essere iscritti ad un partito che non riesce più a rispondere alle nostre domande e, per quanto vediamo noi, nemmeno a quelle di una paese in crisi con ferite profonde.

la rossa primavera

Una crisi che non è di oggi e non è di passaggio, ma il frutto di una progressiva volontà di farsi giustamente governo per cambiare le cose mediando e modificando l’oggetto del cosa fare una volta al governo, cosa è importante proteggere, dove vogliamo dirigere il Paese.

Siamo partiti con alcune convinzioni che ci hanno portato a rimettere in discussione la cultura della sinistra di questi anni (troppo debole verso il neoliberismo), così come alcune pratiche che prevedono sempre più il ruolo centrale del leader. È idea condivisa da molti quella che, per fare politica, serva un leader forte e spesso a questo abbiamo sacrificato idee forti, organizzazione, presenza tra la gente, partecipazione e democrazia.

Anche quando abbiamo avuto un leader forte non è andata bene lo stesso, la vittoria elettorale si è trasformata nell’inseguimento del consenso attraverso il programma degli altri fatto meglio, edulcorato quanto basta, più ordinato e efficiente ma quello degli altri.

La precarietà nel lavoro è stata introdotta dal centrosinistra e le mediazioni nel tempo non hanno migliorato le cose, malgrado il lavoro meritorio di qualche governo o ministro. La perdita di rapporto con la società è stato continuo, progressivo, lento ma inesorabile. La cultura dell’organizzazione, così importante per trasformare gli “straccioni” in una forza di progresso, è diventata la difesa dei posti di potere, le scelte fiduciarie sulla base dell’amicizia o peggio di interessi personali e di corrente. Il partito è diventato spesso l’oggetto principale di interesse di molti carrieristi, perdendo di vista la società, le forze in campo, il compito di costruire una egemonia culturale e il suo esercizio così importante di costruire consenso e democrazia.

I governi di centrosinistra, anche quando hanno dato vita a riforme importanti, lo hanno fatto chiusi nei gabinetti dei ministeri con una scarsa capacità di accogliere la straordinaria mobilitazione che li aveva condotti al potere. Ma le riforme in Italia non si fanno con i decreti, si fanno con un ampio movimento che spinge le riforme, un governo riformatore è fondamentale se sa cogliere questa forza, ascoltarla, farsi aiutare, farsene portavoce.

Il socialismo europeo non ha fatto meglio di noi. Ormai da più di un decennio troviamo negli stessi governi socialisti e destra, e dove si è governato insieme ne è uscita sempre sconfitta la sinistra, troppo spinta ad inseguire culture e programmi della destra, accettandone contenuti e pratiche. E dove la sinistra ha perso nella competizione elettorale non è stato nella conquista di un “centro” che non ha nessuna voglia di farsi conquistare malgrado parole d’ordine e proposte che lo hanno inseguito ma ha perso per disaffezione di un pezzo di sinistra o per non aver saputo avvicinare quel mondo sociale di centro che è parte di una visione comune che mette al centro la Persona.

Abbiamo cominciato questo percorso come gruppo di compagne e compagni che, aldilà dei partiti, si sono messi insieme senza leader e hanno cominciato a fare. Le nostre iniziative hanno riscosso il consenso di molte persone e molti hanno aderito attraverso il nostro sito segnalandoci che volevano costruire con noi qualcosa.

Abbiamo deciso di fare una assemblea aperta che abbiamo voluto chiamare “la rossa primavera” sia per ricordare il famoso canto partigiano “soffia il vento” che incitava ad andare avanti malgrado le avversità del momento, sia per dare il segno che è il momento di avviare una primavera di iniziative che spingano fuori da questa crisi culturale ed economica il Paese.

Il percorso non è né breve, né facile. In questo percorso il problema non sarà quello di fare un altro partito o di prendersi un partito ma di ricostruire una cultura di sinistra, una proposta politica per il paese che vada oltre una competizione elettorale e che sappia disegnare l’Italia del futuro con una pratica politica che sappia rompere con il passato di questi ultimi anni.

È dunque necessario un rinnovamento di contenuto recuperando le esperienze ricche che ci sono a partire dallo modello neo-keynesiano in economia, dal welfare, da una società che se serve intervenga direttamente a correggere la disuguaglianza, da una rinnovata battaglia per i diritti delle persone.

È anche necessario un rinnovamento di “contenitore” immaginando forme organizzative che sappiano raccogliere la conoscenza diffusa della società, le menti brillanti, le professionalità, le esperienze quotidiane. Non è più il partito degli anni ’50 dove un gruppo di funzionari arriva nelle sezioni a dire cosa fare. Negli anni ’50 la popolazione aveva livelli di istruzione e culturali molto diversi da quelli attuali e, soprattutto, i funzionari di partito erano selezionati con criteri e qualità molto diverse dall’oggi.

Oggi è necessario mettere insieme la partecipazione nella elaborazione politica e culturale con una struttura organizzativa che si fa portavoce e organizzatrice della forza intellettuale del paese. Una organizzazione che ricostruisce un rapporto con gli intellettuali del Paese e ne riconosce la loro autonomia e ricchezza confrontandosi con essi. Lasciando perdere la diffusa pratica di “allevarli” affinché possano allietare il “principe”, un po’ come fu per i giullari di corte.

La nostra assemblea ha deciso di continuare l’attività, di dar vita ad una associazione e di proseguire con le iniziative.

Cominceremo a fare iniziative sul territorio a partire da Roma, sui problemi sociali. Giubberosse ha deciso di mettersi in rete con le altre associazioni che già fanno politica nel territorio e organizzare insieme iniziative e mobilitazioni.

Continueremo a portare avanti le iniziative di seminari culturali e di confronto per la ricostruzione della cultura della sinistra e ci spingeremo a creare progetti e iniziative di intervento sul territorio.

Per fare tutto questo Giubberosse apre alle adesioni, a cominciare da tutti quelli che si sono iscritti sul nostro sito e ci hanno espresso la volontà di lavorare con noi. Procederemo con un tesseramento e con il minimo di organizzazione necessario al funzionamento, combattendo le spinte e le abitudini ad una organizzazione gerarchica e leaderistica.



« (Previous News)
(Next News) »



%d blogger cliccano Mi Piace per questo: